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Fino al 31 dicembre 2020 non era possibile produrre bottiglie in rPET 100% cioè fatte integralmente da plastica riciclata: in Italia lo vietava la legge di riferimento in materia di igiene e sicurezza deli imballaggi alimentari. Il DM Sanità del 21 marzo 1973 ammetteva la produzione di bottiglie in plastica riciclata solo a queste condizioni:

  1. Che fossero riciclate esclusivamente bottiglie in polietilentereftalato già idoneo al contatto con gli alimenti;
  2. Che il PET riciclato fosse accompagnato da una documentazione che, previo test, ne certificasse e garantisse la conformità all’uso alimentare, ai sensi dei regolamenti vigenti;
  3. Che le bottiglie risultanti fossero prodotte con un massimo di 50% di plastica riciclata.

Dal 1° gennaio 2021 è venuta meno questa ultima condizione: finalmente, possiamo produrre e commercializzare bottiglie in plastica interamente riciclata purché, sia chiaro, sempre prodotte con materiali equivalenti e all’origine idonei.

Via libera alle bottiglie in 100% rPET

Il recente “via libera” alle bottiglie in PET 100% riciclato è avvenuto, in Italia, attraverso due recenti leggi:

  1. La legge 13 ottobre 2020, n° 126, di conversione al cosiddetto “decreto agosto” DL 104/2020: con l’articolo 51 è stata introdotta per la prima volta la possibilità di produrre bottiglie in 100% rPET, ma esclusivamente “in via sperimentale” dal 1° gennaio al 31 dicembre 2021;
  2. A stretto giro, la Legge di Bilancio 2021 sostituisce, nella precedente legge, le parole “in via sperimentale, per il periodo dal 1° gennaio 2021 al 31 dicembre 2021” con “a decorrere dall’anno 2021”: rende quindi strutturale la possibilità di produrre bottiglie in PET superando il limite del 50% di materiale riciclato, a partire dal 2021 e senza più limiti temporali.

Una domanda, a questo punto, sorge spontanea: perché in passato il limite ammesso di rPET era più stringente? Che cosa è cambiato oggi?

La risposta è semplice: per tutelare la salute dei consumatori, in assenza di dati sul comportamento dei materiali riciclati, si ricorreva a una misura preventiva più severa, ammettendo un uso limitato di materiale riciclato di cui era più difficile conoscere l’origine e, quindi, prevedere il comportamento. Oggi la ricerca sui questi materiali è progredita: fermo restando le condizioni che abbiamo visto, possiamo spingerci oltre nel quantitativo di rPET poiché disponiamo di più dati sul comportamento nel tempo di questo materiale.

Materiali sicuri per la salute

I processi di riciclo della plastica soprattutto se all’origine vi sono materiali di provenienza e composizione chimica diverse, possono dare vita a prodotti in grado di rilasciare sostanze indesiderate, dannose per la salute umana, sugli alimenti e nei liquidi che contengono. In gergo, questo fenomeno è detto “migrazione di sostanze” e avviene più regolarmente di quanto si possa pensare: l’importante è che non coinvolga sostanze pericolose per la salute e che si mantenga al di sotto di determinate soglie di concentrazione.

Ebbene, per quanto riguarda la migrazione di sostanze, la plastica riciclata è un materiale dai comportamenti difficilmente prevedibili, in ragione del “blend” chimico con il quale è stata prodotta. Per semplificare al massimo, è tutta questione di purezza: più evitiamo di mischiare rifiuti plastici di composizione diversa, ovviamente stando bene attenti a selezionare quelli privi di sostanze pericolose, più otteniamo materiali riciclati sicuri. Ecco perché già il DM Sanità 21 marzo 1973 imponeva che “fossero riciclate esclusivamente bottiglie in polietilentereftalato già idoneo al contatto con gli alimenti”.

Economia circolare sì, dunque, ma con le dovute limitazioni. La salute dei consumatori viene prima di tutto, anche della tutela ambientale: rispettando questi criteri e selezionando accuratamente il materiali in ingresso ai processi riciclo, è possibile ridurre al massimo i rischi per la salute.

rPET, quanto ricicliamo in Italia?

Grazie allo studio Materie plastiche riciclate utilizzate in Italia – Analisi quantitativa 2019 pubblicato da IPPR, l’Istituto per la Promozione delle Plastiche da Riciclo riusciamo a misurare il reale e attuale perimetro del riciclo di plastica in Italia.

Il trend è positivo: si registra un incremento nell’impiego di polimeri riciclati per produrre nuovi manufatti del +4,4% rispetto all’anno precedente e un +14,6% dal 2015; in particolare, il PET ha visto un aumento di 20.000 tonnellate rispetto al 2018 con una pressoché totale prevalenza di materiale raccolto post-consumo (il 92% del totale recuperato).

Per quanto riguarda l’applicazione “bottle-to-bottle, cioè quella che più ci interessa, il 2019 fotografa una fase acerba, con molte applicazioni in essere ma ancora in fase di sviluppo, occupando il 5% del PET recuperato: è su questo dato che dovremo misurare l’effetto della nuova norma, per il quale dovremmo attenderci un deciso incremento.
Ance se, come sottolinea IPPR, il futuro della plastica da riciclo resta incerto: se pure iniziative come questa dovrebbero incentivarlo, i timori per l’attuazione della plastic tax raffreddano gli entusiasmi del comparto, minando la fiducia per investimenti e innovazioni anche nel settore del riciclo. Inoltre, il prezzo ancora competitivo delle materie prime vergini nei confronti dei polimeri riciclati non permette al mercato della “plastica da seconda vita” di svilupparsi adeguatamente.

L’rPET fa bene, anche al marketing

In questa fase che potremmo definire, ancora, di start-up, l’rPET è una potente leva di marketing e rappresenta un indiscusso valore aggiunto per le aziende che, grazie a questa soluzione green, si distinguono sul mercato in quanto innovatrici e promotrici di sostenibilità.

Lo sa bene Sanpellegrino, che ha appena lanciato sul mercato con il brand Levissima la prima bottiglia italiana prodotta interamente in PET riciclato. Nel 2010, la nota società produttrice di acque minerali si era già distinta per la sostenibilità del prodotto, commercializzando – sempre per prima sul mercato nazionale – una linea di bottiglie composte di rPET per il 25%, soglia poi innalzata al 30% nel luglio 2020.

Oggi, cogliendo al volo l’opportunità dei più recenti aggiornamenti normativi, Levissima ha saputo innovare ancora una volta il proprio packaging nel nome di una gestione più responsabile e virtuosa dei rifiuti in plastica.

“La plastica, se adeguatamente riciclata, non è un rifiuto, ma una risorsa da cui possono nascere nuove bottiglie o oggetti utili per la comunità,” commenta Stefano Marini, CEO di Sanpellegrino Group Nestlé. “Per rendere ancora più visibile questo impegno, l’etichetta delle bottiglie Levissima RPET 100% contiene un forte messaggio: Ricicliamo Insieme”.

Insieme ai consumatori ma anche a importanti partner: quando c’è di mezzo la sostenibilità, l’unione fa sempre la forza! Ingrediente fondamentale di questa nuova “ricetta” di innovazione e green-marketing è, infatti, la partnership con il consorzio Coripet, che garantisce la “chiusura del cerchio” raccogliendo e selezionando il PET da riciclare e fornendo il nuovo materiale per dar vita alla filiera “bottle to bottle” 100%.

Quello di Sanpellegrino/Levissma è davvero un ottimo esempio di waste marketing, che ci auguriamo faccia da apripista per tutte le imprese del beverage ancora oggi costrette a far ricorso alla plastica tradizionale per realizzare il proprio modello di business.