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Il 16 luglio 2021 alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti d’America è stato presentato il Cultivating Organic matter through the Promotion of Sustainabile Techniques (COMPOST) Act: un disegno di legge federale per promuovere le infrastrutture di compostaggio dei rifiuti organici. La proposta viene da un gruppo di rappresentanti dell’US Composting Infrastructure Coalition (USCIC) e, in particolare, dall’Institute for Local Self-Reliance, membro fondatore dell’USCIC e promotore del disegno di legge.

Rifiuti organici: una risorsa da valorizzare

Il COMPOST Act nasce dalla consapevolezza del valore dei rifiuti organici, e dalla conseguente volontà di sottrarli alla raccolta indifferenziata per riutilizzarli in modo circolare a vantaggio dell’ambiente e delle economie locali.
Negli Stati Uniti così come in Europa, infatti, i bio-waste rappresentano la fetta più ampia dei rifiuti urbani (circa il 30%): promuovere una filiera del recupero di questi materiali significa dare un forte impulso alla prevenzione dei rifiuti, sgravare le amministrazioni dalla gestione di un’immensa mole di materia, creare nuovi posti di lavoro, prevenire le emissioni di gas responsabili dei cambiamenti climatici come il metano, “sequestrare” il carbonio nel suolo, migliorare la qualità dei terreni agricoli e urbani.

Più attenzione alla conservazione del suolo

È proprio l’attenzione per la conservazione del suolo, ad aver innescato il movimento che ha portato alla redazione del COMPOST Act: la crescente consapevolezza da parte di cittadini e imprese del ruolo positivo del compostaggio per le economie agricole locali e la conseguente domanda di compostare gli scarti alimentari e gli imballaggi che possono essere conferiti nell’organico, è il presupposto senza il quale non saremmo giunti alla proposta di legge federale.

Impianti di compostaggio su larga scala, progetti agricoli, domestici e comunitari: gli Stati Uniti si apprestano a stanziare 2 miliardi di dollari di finanziamenti per implementare la filiera del compostaggio, dal sistema di raccolta differenziate agli impianti nei quali realizzare i processi di biodegradazione e disintegrazione dei rifiuti organici.

Il COMPOST Act, quindi, individua esplicitamente il compostaggio quale pratica di conservazione del suolo ovvero in quanto insieme di azioni in grado di tutelare la produttività dei terreni e incentivare virtuose pratiche di economia circolare a livello locale.

La strategia europea per i rifiuti organici

Il COMPOST Act si allinea a quanto sta già avvenendo in Europa. Con il Rapporto 04/2020, Bio-waste in Europe: turning challenges into opportunities, l’Agenzia Europea per l’Ambiente ha fatto il punto sulla gestione del flusso dei rifiuti organici in tutto il continente, sottolineando come il recupero di questi scarti sia strategico per raggiungere l’obiettivo del 65% dei rifiuti urbani riciclati entro il 2035, come fissato dalla Direttiva 2018/851/UE del “Pacchetto Economia Circolare”.
Valorizzare i rifiuti organici consente non soltanto di prevenire la produzione di rifiuti e di contribuire alla conservazione del suolo, ma anche di rispondere positivamente a una problematica estremamente importante come lo spreco alimentare: in Europa, il 60% dei rifiuti organici è rappresentato da scarti di cibo. Sono circa 86 milioni le tonnellate di alimenti che gettiamo nell’immondizia ogni anno: 173 chili all’anno a testa!

Cresce l’importanza del packaging sostenibile

In tale contesto, è sempre più importante comunicare in modo chiaro e trasparente a partner e consumatori le caratteristiche dei materiali che ci consentono di realizzare queste pratiche virtuose: tra tutti, il packaging.

Il peso dei rifiuti da imballaggio nella frazione organica è infatti destinato ad aumentare. Con la progressiva riduzione della plastica monouso a partire dall’entrata in vigore della cosiddetta “Direttiva SUP” in tutta Europa il 3 luglio scorso, il packaging dovrà necessariamente soddisfare criteri di compatibilità ambientale più stringenti, tra i quali la compostabilità e la biodegradabilità.

Per ridurre il peso di tali rifiuti sull’ambiente, oltre al riciclo c’è una sola altra possibilità: il compostaggio insieme ai rifiuti organici. È il caso di una fetta crescente del packaging cellulosico o quello in materiali bio-based di ultima generazione: entrambi stanno andando a sostituire sul mercato molte delle applicazioni fino a ieri soddisfatte dai materiali plastici monouso tradizionali.

Il packaging al servizio del consum-attore

Ecco che etichette e certificazioni sul packaging svolgono un ruolo fondamentale: è necessario aiutare il consumatore a scegliere i materiali e i prodotti che più lo aiutano a svolgere la propria missione. Quella di persona che desidera soddisfare i propri bisogni nel rispetto della propria salute e di quella del Pianeta. Un packaging compostabile certificato, quindi, diventa uno strumento fondamentale per valorizzare i prodotti che contiene e i brand che rappresenta, trasformandoli in efficaci “aiutanti” al servizio del consum-attore contemporaneo.

È per questo, infatti, che già oggi il 73% dei consumatori italiani preferisce acquistare un prodotto con packaging sostenibile certificato, spesso anche a fronte di un sovraprezzo. Selezionare e utilizzare materiali riciclabili e compostabili è solo il primo passo per essere competitivi: è fondamentale rendere chiare le etichette affinché ognuno possa contribuire per proprio conto, grazie ai prodotti che sceglie di acquistare, a ridurre il proprio peso sull’ambiente conferendo i rifiuti laddove necessario per dare loro nuova vita.